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Disinfezione termica shock

La disinfezione termica shock è un metodo di bonifica che consiste nell’innalzare la temperatura dell’acqua dell’impianto idrico per un tempo sufficiente a inattivare la Legionella in tutti i punti della rete, dai terminali più vicini alla centrale termica fino a quelli più periferici. È uno dei due metodi principali utilizzati da Labservice negli interventi di bonifica e disinfezione degli impianti idrici.

Come funziona lo shock termico

Il trattamento agisce sul principio che il batterio della Legionella non sopravvive a temperature elevate mantenute per un tempo adeguato. L’intervento prevede:

  1. Innalzamento della temperatura dell’acqua calda sanitaria a un valore target definito in base al tipo di impianto.
  2. Trattamento punto per punto: ogni rubinetto, doccia o terminale della rete viene aperto in sequenza, lasciando scorrere l’acqua alla temperatura richiesta per il tempo necessario a garantire l’effetto disinfettante anche nei tratti più distanti dalla fonte di calore.
  3. Monitoraggio della temperatura durante tutta l’operazione, per verificare che il valore target venga effettivamente raggiunto a ogni terminale e non solo in centrale termica.
  4. Raffreddamento controllato e ripristino delle normali condizioni di esercizio dell’impianto al termine del trattamento.

L’operazione richiede personale tecnico presente per tutta la durata dell’intervento, poiché ogni punto d’acqua va gestito manualmente per il tempo necessario.

Vantaggi della disinfezione termica

  • Nessun residuo chimico nell’acqua dell’impianto al termine del trattamento.
  • Azione efficace su tutta la rete se eseguita correttamente su ogni terminale, comprese le diramazioni più periferiche.
  • Metodo consolidato, indicato dalle Linee Guide per la prevenzione e il controllo della legionellosi (Conferenza Stato-Regioni, 2015) tra gli interventi di bonifica.

Limiti e attenzioni

  • Richiede un impianto (caldaia, boiler, scambiatori) in grado di raggiungere e mantenere in sicurezza le temperature necessarie.
  • Comporta un rischio di ustioni per gli occupanti dell’edificio se non gestito con adeguate misure di sicurezza e comunicazione preventiva.
  • Su reti idriche molto estese o con numerosi terminali, il tempo di esecuzione può allungarsi rispetto alla disinfezione chimica.
  • Non è sempre applicabile a impianti con componenti o materiali sensibili alle alte temperature.

Quando è la scelta più indicata

Lo shock termico è generalmente la soluzione preferibile quando l’impianto è tecnicamente in grado di raggiungere le temperature richieste in sicurezza e si vuole evitare l’introduzione di sostanze chimiche nella rete, ad esempio in strutture con utenze sensibili o dove è richiesta l’assenza di residui disinfettanti. In alternativa, o come trattamento complementare, si può ricorrere alla disinfezione chimica e iperclorazione.

Dopo il trattamento

Al termine dello shock termico, l’impianto va riportato alle normali condizioni di esercizio e va programmato un nuovo campionamento per verificare in laboratorio l’efficacia della disinfezione. Il ricampionamento è parte integrante dell’intervento e non un passaggio facoltativo.

Richiedi una disinfezione termica shock

Per valutare se lo shock termico è il metodo più adatto al tuo impianto e ricevere un preventivo, visita la pagina preventivo o consulta la panoramica dei servizi di bonifica e disinfezione impianti idrici.

Domande frequenti

A che temperatura si esegue lo shock termico?+

Le Linee Guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi indicano temperature elevate mantenute per un tempo definito a ogni punto di erogazione, sufficienti a inattivare il batterio in tutta la rete, compresi i tratti più periferici. La temperatura esatta e il tempo di mantenimento vanno valutati caso per caso in base alla configurazione dell'impianto.

Lo shock termico danneggia le tubazioni?+

Se l'impianto è dimensionato per raggiungere in sicurezza le temperature richieste, il trattamento non comporta danni. Va invece valutata con attenzione la compatibilità di guarnizioni, materiali plastici e componenti sensibili al calore prima di procedere, per evitare rotture o perdite.

Quanto tempo restano chiusi i rubinetti durante il trattamento?+

Ogni punto di erogazione deve rimanere aperto per il tempo necessario a far scorrere acqua alla temperatura target, generalmente per alcuni minuti a punto, e l'accesso agli utenti va limitato durante l'intervento per evitare il rischio di ustioni. I tempi complessivi dipendono dal numero di punti d'acqua presenti nell'edificio.

Lo shock termico è più efficace della disinfezione chimica?+

Non esiste un metodo universalmente superiore: l'efficacia dipende dal tipo di impianto, dai materiali e dall'estensione della rete. Lo shock termico ha il vantaggio di non lasciare residui chimici, mentre la disinfezione chimica è preferibile quando l'impianto non può raggiungere in sicurezza le temperature necessarie.

Dopo quanto tempo bisogna ripetere lo shock termico?+

Non esiste una cadenza fissa valida per tutti gli impianti: la frequenza va stabilita nel piano di autocontrollo della struttura in base al livello di rischio, ai risultati dei campionamenti periodici e alle caratteristiche dell'impianto.

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